Profili di persone costruiti su distribuzioni statistiche reali, a cui si chiede di reagire come reagirebbe chi ha quelle caratteristiche. Non sono persone, e il valore dello strumento sta proprio nel non fingere che lo siano.
Di cosa è fatto un consumatore sintetico
Non si parte dalla persona, si parte dalla popolazione. Le piramidi per età e genere, la distribuzione dei redditi, i livelli di istruzione, la composizione dei nuclei familiari: sono dati pubblicati dagli istituti statistici, e sono lo scheletro su cui i profili vengono generati.
Su quello scheletro si aggiungono le caratteristiche che rendono due persone con la stessa età e lo stesso reddito comunque diverse — atteggiamento verso il nuovo, sensibilità al prezzo, rapporto con i media. Servono a evitare che il panel risponda con una voce sola.
Il risultato non è un'anagrafica: è una popolazione con la stessa forma statistica di quella vera, alla quale si può porre una domanda.
Perché non basta chiedere a un modello linguistico
Se chiedi direttamente a un modello "cosa pensano gli italiani di X", ottieni la media di quello che ha letto: una risposta plausibile, senza struttura sotto, e senza modo di sapere quanto sia sbilanciata.
La differenza sta in tre cose che si fanno intorno al modello, non dentro: costruire i profili sulle distribuzioni reali; ripesare le risposte perché l'aggregato rispecchi la popolazione e non chi ha risposto di più; e misurare gli scostamenti contro un'indagine ufficiale, pubblicandoli.
Senza queste tre cose non è un panel: è una chiacchierata con un modello, presentata bene.
Cosa un consumatore sintetico non può fare
- Non osserva comportamenti. Sa dire come una persona reagirebbe a una proposta, non cosa ha comprato davvero il mese scorso.
- Non conosce il tuo prodotto se non glielo racconti. La qualità del brief è metà del risultato.
- Non certifica un dato di fatto. Per un numero che deve reggere davanti a terzi serve una rilevazione su persone reali.
- Su alcuni tipi di domanda devia in modo sistematico, e non a caso: le domande retrospettive — "com'è cambiata la tua situazione rispetto a un anno fa" — sono storicamente le più difficili.
Come si evita che dica quello che vuoi sentirti dire
È il rischio principale della categoria: un panel compiacente produce numeri entusiasti su qualunque cosa, e sono inutili proprio quando servono di più.
Il contrappeso è duplice. Da un lato regole di comportamento esplicite nella simulazione — la maggior parte delle persone reali è scettica, abitudinaria, e cambia poco da un anno all'altro. Dall'altro il confronto periodico con le frequenze di un'indagine ufficiale, che è l'unica cosa che ti dice se quelle regole stanno funzionando.
Le domande che ci fanno più spesso
È la stessa cosa dei "synthetic respondents" di cui si parla nella ricerca?
La famiglia è quella. Sotto lo stesso nome però ci finiscono cose molto diverse: da profili costruiti su dati ufficiali e validati contro indagini reali, fino a semplici prompt a un modello linguistico. La domanda da fare a chiunque lo venda è: contro cosa avete misurato gli scostamenti, e dove sono pubblicati.
Quante persone rappresenta il panel?
Rappresenta la popolazione adulta italiana nel suo complesso, e i risultati sono sempre espressi come proiezione su quella popolazione. Non pubblichiamo quanti profili rispondono a una singola analisi, perché quel numero non è l'informazione utile e si presta a essere letto come se fosse un campione reale.
Posso leggere le singole risposte?
Sì, le risposte individuali sono nel report e spesso sono la parte più utile: le obiezioni testuali dicono cose che una percentuale non dice. Vanno lette per quello che sono — esempi di come si articola una posizione, non testimonianze di persone esistenti.
I profili contengono dati di persone vere?
No. Sono generati da distribuzioni statistiche aggregate: non c'è nessun individuo reale dietro a nessun profilo.
Se questa ti è servita
Se la domanda che hai in testa è ancora un'altra, scrivicela: le guide nascono da lì.
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